Il Coraggio delle Scelte

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Superati i 90 anni di età, Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga ha dato mandato a Citigroup di cercare un acquirente per la sua catena di supermercati.

Il patron e fondatore della prima catena di grande distribuzione italiana ha dimostrato, ancora una volta, di avere coraggio nelle proprie scelte. La mossa di vendere l’impero da lui fondato arriva dopo una lunga vicenda giudiziaria che lo ha visto contrapposto ai figli per il controllo della società. Figli da lui ritenuti non idonei a prendere il suo posto.

Non ci interessa entrare nelle vicende personali della famiglia Caprotti, ma ciò che qui ci preme evidenziare è come il fondatore del gruppo abbia antemposto l’interesse e la continuità dell’azienda agli affetti famigliari, dimostrando in questo coraggio e lungimiranza.

In Italia la prima causa di morte delle aziende è proprio legata al passaggio generazionale, ovvero alla scarsa capacità degli eredi nel proseguire quanto avviato dai proprio genitori. In molti casi la colpa è dei genitori, che tengono lontano dalle leve decisionali i figli, bloccandone in tal modo la crescita professionale; in altri deriva proprio dalla scarsa attitudine delle nuove generazioni a proseguire l’attività imprenditoriale.

In entrambi i casi si può arrivare a crisi aziendali di dimensioni tali da compromettere l’esistenza stessa dell’impresa.

Preparare per tempo la successione aziendale, valutando tutte le alternative possibili deve essere un imperativo assoluto per tutti gli impreniditori che vogliano dare continuità alla propria attività, ed il risk management può venire in loro supporto.

Luca Campolongo

Capitani Coraggiosi

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In un panorama economico che vede il nostro paese ancora in forte difficoltà, fa piacere notare che ci sono giovani che hanno il coraggio di fare impresa cercando soluzioni innovative e senza ricorrere a contributi o aiuti esterni.

Ci riferiamo agli inventori del sito Tripautoo, due cugini che hanno deciso di dar vita ad una startup in grado di semplificare la vita a quanti desiderano cambiare auto. Infatti grazie al loro sito, è possibile ricevere comodamente nella propria mail i preventivi e le offerte delle concessionarie relative al modello che desiderate.

Non solo: in Tripautoo è possibile vedere anche le recensioni dei clienti e news interessanti dal mondo dell’automotive.

Quello che più ci ha colpito è la voglia di fare dei due titolari e il coraggio di mettersi in gioco senza cercare aiuti o finanziamenti esterni. Capitani coraggiosi che hanno deciso di fare impresa e innovazione in un paese dove entrambe le parole sembrano sempre più colpe piuttosto che meriti.

A loro ed a Tripautoo il nostro più sincero in bocca al lupo. Per chi desidera visitare il sito e provare i servizi, eccovi il link www.tripautoo.it

Luca Campolongo

Il Mercato è il Solo Giudice della Tua Azienda

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Whatsapp, il colosso della messaggistica istantanea su smartphone, ha recentemente annunciato che entro fine 2016 non supporterà più le piattaforme BlackBerry, Symbian e le versioni più vecchie di di WindowsPhone e Android.

Da un lato si tratta di un ulteriore passo verso l’obsolescenza programmata, non più attraverso rotture fisiche degli apparecchi, ma attraverso la loro inutilizzabilità causa blocco delle applicazioni; dall’altro è l’ennesimo segnale che il mercato è un’entità assolutamente spietata e che il consumatore, alla fine, rimane il vero, unico arbitro.

Perché affermo questo? Basta leggere il comunicato ufficiale di Whatsapp per rendersene conto:

Dalla nascita di WhatsApp le quote di mercato sono incredibilmente cambiate. Nell’ormai lontano 2009 oltre il 70% dei device era targato BB o Nokia, con Google, Apple e Microsoft con solo il 25%. Oggi invece i tre colossi dominano incontrastati con il 99.5% dello share (Stati Uniti), lasciando agli altri le briciole.”

Oggi Blackberry arriva a stento all’1% di quota di mercato e Symbian addirittura è sparito.

Com’è stato possibile un simile ribaltamento in meno di dieci anni? La risposta è semplice: i vertici di BlackBerry e Nokia (Symbian), non sono stati in grado di percepire, cogliere e sfruttare le evoluzioni del mercato.

Chiaramente questo non vale solo per il comparto dei telefoni cellulari: chi si ricorda di Kodak? Era il marchio leader per le pellicole fotografiche, oggi è poco più di un ricordo sbiadito in quanto non ha saputo aggiornarsi per tempo, così come Polaroid.

L’elenco potrebbe estendersi ad ogni settore merceologico: Lotus, Borland, un tempo leader di mercato in campo software sono oggi solo ricordi d’archivio, come Digital Equipment, IBM e tanti altri. Alcuni hanno saputo reinventarsi, magari in scala ridotta, altri sono semplicemente spariti.

Tutti questi marchi, tuttavia, sono accomunati da un unico fattore: non aver saputo cogliere i segnali di cambiamento provenienti dal mercato.

E tu? Sei in grado di cogliere i segnali deboli di cambiamento o rischi di essere il prossimo Blackberry?

Luca Campolongo

Se Lo Dici Tu Non Va Bene

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Recentemente sono stato ad un convegno a Roma, sull’eredità di Expo, dove erano presenti diversi esponenti della politica e del mondo dell’impresa agroalimentare.

La cosa sorprendente è come la maggior parte dei relatori e dei partecipanti, avessero la medesima visione sul futuro del comparto e sulle azioni da intraprendere. Tuttavia, le iniziative venivano poi annunciate in ordine sparso ed in certi casi la sensazione è che avvenissero in contrapposizione gli uni agli altri.

In camera caritatis mi è stato spiegato che alla fine tutti sono consapevoli di quello che si deve fare, ma che non è possibile farlo in modo unitario perché si andrebbe ad urtare equilibri e posizioni consolidate.

Questo, purtroppo, è il grosso limite del “sistema Italia”, troppo ancorato alle piccole consorterie ed incapace di fare squadra nei confronti della concorrenza.

La fortuna del nostro paese è il fatto di essere animato da migliaia di piccole e medie aziende, ma questo rappresenta anche il suo limite più forte, perché sono incapaci di far fronte comune alle sfide dei mercati internazionali.

L’augurio per il 2016 è che questa mentalità cambi e finalmente si possa fare squadra per affrontare da protagonisti la concorrenza internazionale.

Luca Campolongo

L’Importanza di Essere il Numero Uno

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Secondo una ricerca di Canaccord Genuity, Apple ottiene il 95% dei propri profitti dalla vendita di smartphone. Questo risultato è possibile grazie al fatto che la casa della mela morsicata ha un margine operativo del 37% su ogni iphone venduto.

La cosa interessante è che il competitor più vicino, Samsung, ottiene un misero 11% di profitti operativi dai telefonini, mentre gli altri rivali quali Microsoft, Lenovo-Motorola, Blackberry e HTC rasentano lo zero (gli ultimi due marchi sono tra l’altro sull’orlo del fallimento).

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Cosa significa questo? Che chi riesce ad ottenere la posizione di predominio nella propria nicchia di mercato, ad essere il numero uno,  è in grado di catalizzare la maggior parte degli utili.

Questo vale per ogni settore, non solo quello telefonico, basti pensare a RedBull ed ai suoi concorrenti.

Ora, nel tuo settore, quanti concorrenti hai? E fra questi, quanti hanno una posizione migliore della tua? Ricordati che c’è posto al massimo per tre competitors, mentre per tutti gli altri c’è la mera sopravvivenza o l’estinzione. Per cui se sei fuori dal podio, faresti bene a pensare di cambiare mestiere o nicchia operativa.

Ricordati che le nicchie si possono creare, se sai cogliere le giuste opportunità del mercato e se sei il leader, saranno gli altri a doverti rincorrere.

Se sei interessato ad approfondire questa tematica, compila il modulo qui sotto.

Luca Campolongo

 

I Clienti Sanno Chi Sei?

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La domanda del titolo è tutt’altro che banale: i clienti, potenziali o effettivi, sanno veramente chi sei?

Prova a pensarci: se dico “bevanda energetica”, probabilmente tu hai pensato alla RedBull; se dico “smartphone”, ti sarai immaginato il telefono della mela morsicata e via di questo passo.

Sai perché accade questo? Perché queste aziende hanno saputo costruirsi un’immagine di marchio fortissima, facendosi conoscere e facendo capire in modo chiaro al cliente cosa fanno.

Il posizionamento e l’immagine di mercato sono fondamentali per farti vendere e, soprattutto, per evitare nella trappola del prezzo basso-sconto-prezzo ancora più basso-controfferta-chiusura contratto in perdita, ammesso che tu riesca a chiuderlo, il contratto.

Tieni presente che il leader di mercato detiene una quota di mercato elevatissima, il secondo si posiziona tra il 50 ed il 30% della quota del primo e tutti gli altri si dividono le briciole.

Tu, con la tua attività dove ti posizioni? Sei leader, gregario o “raccogli briciole”? Certo, anche questi ultimi possono sopravvivere dignitosamente, ma esiste una bella differenza tra guadagnare e sopravvivere.

Il posizionamento di mercato non si applica solo per le grandi aziende, ma vale per qualsiasi attività che preveda una vendita (praticamente tutte).

Che tu sia un bar, un negozio di abbigliamento o un’azienda manifatturiera, se non sai trasmettere in modo chiaro il tuo valore e posizionarti in modo chiaro sul mercato differenziandoti da tutti gli altri e venendo percepito come leader, la tua vita sarà particolarmente dura.

Quindi, compitino della serata, inizia a pensare se puoi trovare un’dea che possa differenziarti da tutti gli altri e portare i clienti dentro la tua attività.

Vuoi un aiuto? Noi possiamo dartelo

Luca Campolongo

Per Le Aziende è Importante Fare Gioco di Squadra

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Uno degli sport che più apprezzo, assieme alla vela, è il rugby. Perché lo apprezzo? Perché è un autentico gioco di squadra (esattamente come la vela), dove non c’è spazio per i solisti, se non all’interno di una strategia in cui ognuno deve sapere esattamente cosa fare, quando farlo, come farlo. In caso contrario, il disastro è assicurato.

Le nostre aziende sanno fare gioco di squadra? La risposta, purtroppo, è negativa. Nella maggior parte dei casi prevale ancora il “particolare” e la paura che collaborare con altri possa portare a portarsi il “nemico in casa”.

All’estero azioni di comarketing, di gestione condivisa di logistica o gruppi di acquisto aziendali sono la norma, mentre nel nostro paese stentano a decollare, ed è un vero peccato, perché potrebbero migliorare la competitività, in particolare delle PMI.

Oggi non è necessario fare società per perseguire obiettivi comuni: esistono forme giuridiche estremamente snelle e flessibili che consentono alle aziende di conseguire risultati importanti collaborando tra di loro.

Perché perdere importanti opportunità di business o di riduzione costi per paura di fare gioco di squadra?

Luca Campolongo